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Stefano Bertacchi

Stefano Bertacchi, ottiene la Laurea Triennale in “Biotecnologie” e la Laurea Magistrale in “Biotecnologie industriali” presso l’Università Bicocca. Dopo la laurea inizia a lavorare come ricercatore in una spin-off dell’università per la produzione di bioplastiche compostabili e successivamente inizia il dottorato di ricerca nel corso TeCSBi, sempre presso la Bicocca.

Intervista a Stefano Bertacchi

22 Giugno 2020

Alla scoperta degli Alumni: Stefano Bertacchi.
Stefano Bertacchi, ottiene la Laurea Triennale in “Biotecnologie” e la Laurea Magistrale in “Biotecnologie industriali” presso l’Università Bicocca. Dopo la laurea inizia a lavorare come ricercatore in una spin-off dell’università per la produzione di bioplastiche compostabili e successivamente inizia il dottorato di ricerca nel corso TeCSBi, sempre presso la Bicocca. 
Proviamo a conoscerlo meglio!
 

1.Chi sei? Cosa fai oggi?
Io sono Stefano Bertacchi, sono al terzo anno di dottorato di ricerca presso l’Università Bicocca nel corso di TeCSBi (Tecnologie Convergenti per i Sistemi Biomolecolari). Attualmente mi occupo di bioraffinerie di seconda generazione utilizzando microrganismi, in particolare lieviti geneticamente modificati o meno, nel gruppo di ricerca coordinato dalla professoressa Paola Branduardi, nel Dipartimento di Biotecnologie e Bioscienze (BtBs)
Mi sono laureato in Bicocca e prima di iniziare il mio dottorato ho lavorato per un periodo di tempo come ricercatore in azienda.
Oggi mi occupo anche di attività di comunicazione e di divulgazione scientifica, connesse alla ricerca e alla didattica, e organizzo eventi e progetti, oltra a svolgere attività di social media manager.
Inoltre, ho anche scritto un libro intitolato “Geneticamente modificati” edito da Hoepli nel 2017.

 


2. Stai attualmente seguendo un dottorato in Bicocca. Come mai questa scelta? Cosa ti ha spinto a restare in Bicocca?
Ho scelto questo dottorato per molti motivi, innanzitutto perché “lega” le mie expertise precedenti. Inoltre il coordinatore del corso, Paola Branduardi, è anche il supervisor del mio lavoro. Questo dottorato abbraccia tante altre branche, connesse alle biotecnologie e non, che mi interessano molto, dunque l’aspetto generale di apprendimento è molto stimolante.
Ho scelto di rimanere in Bicocca perché conoscevo molto bene l’Università: non avrei speso del tempo per “adattarmi ad un nuovo ambiente” ed in qualche modo volevo continuare il lavoro che avevo iniziato qui in Bicocca, quindi mi è sembrata la scelta migliore per me.

 


3.Pare evidente la tua passione per la genetica e le biotecnologie. Da dove nasce questa passione e questo interessamento?
Non saprei dire esattamente quando è nata questa mia passione per le biotecnologie. Inizialmente volevo fare biologia per poi dedicarmi alla zoologia, ma dopo essermi fatto delle domande sul mio futuro e sui possibili sbocchi professionali, ho deciso di seguire un altro percorso. Ripensando al momento della mia scelta, sono stato attratto dai corsi e dai loro contenuti. E devo dire che mi è andata molto bene!
Ho scoperto un argomento che mi è piaciuto fin da subito e di cui mi sono appassionato.
Non pensavo che le biotecnologie avessero così tante applicazioni e siccome non ne sapevo molto di biologia sintetica e molecolare, mi si è aperto un mondo nuovo. Ho scelto il percorso industriale perché quello medico non l’avevo mai nemmeno considerato e la specializzazione sui vegetali in Bicocca non è presente.

 


4.Il tuo libro “Geneticamente modificati” ha vinto il Premio Nazionale di Divulgazione scientifica under 35. Da dove è nata l’ispirazione di questo libro ?
L’ispirazione è nata quando mi sono reso conto che in Italia, così come in Europa, c’è molta disinformazione sugli OGM (Organismi Geneticamente Modificati).
Ho voluto, attraverso il mio libro, raccontare ciò che faccio: ricerca.
Spesso si pensa alla ricerca soltanto nell’ambito medico, soprattutto in quest’ultimo periodo, ma non si pensano a tutte quelle persone che come me svolgono altri tipi di ricerca scientifica.
Volevo anche raccontare le biotecnologie e la connessione che hanno con la sostenibilità ambientale: spesso gli OGM vengono considerati “nemici dell’ambiente”, ma non è così!

 


5. Perché hai deciso di scrivere un libro? È stata un’idea che avevi da molto tempo, o un’opportunità presa al volo?
Grazie al mio network di persone, ho conosciuto l’editore della collana “Microscopi” ed un giorno ironicamente gli chiesi: “Ma perché non mi fai scrivere un libro?”
Mi sorprese molto quando rispose di “Sì”!
Successivamente sono stato messo in contatto con Hoepli ed ho iniziato a scrivere. Nel mio libro volevo “raccontare la scienza”: così ho inserito contenuti molto audaci (ho perfino parlato di canzoni e di Pokemon) che, sorprendentemente, Hoepli ha deciso di non modificare.
Questa esperienza si è rivelata molto interessante perché mi ha dato la possibilità di raggiungere tante persone, infatti al momento sto scrivendo un altro libro.

 


6. Dato che sei molto attivo sui tuoi canali social, ritieni che i “social network” siano un buon strumento per diffondere conoscenze scientifiche?
Io penso che la domanda giusta non sia chiedersi se i social network siano o meno un “buon strumento” per diffondere conoscenze scientifiche: oggi tutti li usano e quindi ci si deve adattare! E’ proprio sui social che la gente si informa e ricerca informazioni. Non esiste nemmeno un “canale migliore” per informare le persone, perché ogni piattaforma ha le proprie regole e il successo di chi informa risiede nell’essere malleabile ed adattarsi.I social hanno il vantaggio di essere trasversali e raggiungere diverse fasce di età.
Esiste però il problema dello “eco-chamber”, le cosiddette “bolle”. Le persone sono circondate dalle informazioni che “vogliono vedere” e spesso è difficile rompere questa bolla e raggiungere persone che hanno una visione differente.
Io penso che i social abbiano subito oggi un grande cambiamento, che porterà a migliorare la divulgazione scientifica nel tempo.

 


7.  Hai aperto un canale youtube da poco tempo. Perché hai deciso di crearlo?
Il canale è nato durante il lockdown (come tutti, sono stato a casa molto tempo), anche se era ormai parecchio tempo che pensavo di aprirne uno.
Non sono molto bravo nel videomaking, per quello i miei video sono fatti in modo molto naturale e spontaneo: “come capitano”!
Durante la pandemia c’è stato un gran interesse per il lievito madre, dunque molta gente è capitata sui miei canali social per trovare informazioni, dato che ero il più esperto su questa tematica in Italia tra i divulgatori online. Devo dire che è stato il miglior momento per aprire un canale Youtube.

 


8. Che importanza pensi che abbia il network?
Nell’ambito scientifico accademico è fondamentale, perché la ricerca non la fai da solo!
E’ importante avere partner industriali, accademici o stranieri (per avere finanziamenti ad esempio); così come è importante creare contatti con professori universitari, attraverso i quali conoscere altri gruppi di ricerca : tutto questo aumenta le possibilità di conoscere punti di vista diversi, avviare nuovi progetti, essere contattato in futuro per conferenze o eventi...
Dal punto di vista del network, i social sono molto importanti perché aiutano a sviluppare una rete, un collegamento fra le persone: tra professionisti e con la community che hai creato.
Nei confronti di chi mi segue, cerco sempre di capire le loro domande, ciò che vorrebbero conoscere o su cui hanno dei dubbi. Non esistono domande stupide, ma soltanto delle convinzioni da chiarire o da cambiare!

 


9.Dove ti vedi fra 10 anni? Quali sono gli obiettivi che vorresti raggiungere?
Difficile dire come mi vedo tra 10 anni!
Sicuramente vorrei continuare a lavorare nell’ambito della ricerca, in particolare della biologia sintetica, con una connessione più imprenditoriale: vorrei portare nel mercato o anche un servizio. Vorrei anche portare avanti la mia attività di comunicazione e di divulgazione scientifica, attraverso altri libri, attività o conferenze.