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Annabella Amatulli

Annabella Amatulli laureata in biotecnologie farmaceutiche presso l'Università degli Studi di Milano e in biologia presso l'Università degli studi Milano-Bicocca. Ora ricopre un ruolo molto particolare, Global Regulatory Affairs Biotech&Development Director presso l'azienda Dompè.

Intervista ad Annabella Amatulli

26 Maggio 2021

Annabella Amatulli consegue la laurea in Biotecnologie Farmaceutiche nel 2005 presso l’Università degli Studi di Milano. Ci racconta che subito dopo l’università ha trovato, fortunatamente, la sua strada dopo aver ricoperto Junior in diverse aziende per imparare il più possibile. Ha voluto completare ulteriormente il suo percorso formativo ottenendo anche una laurea in Biologia presso l’Università degli studi Milano-Bicocca nell’anno 2020. Attualmente ricopre un ruolo molto particolare, soprattutto in Italia che può essere visto come “ibrido” perché mette insieme l’attività tradizionale di un esperto del regolatorio con quella più scientifica fino ad arrivare alla interazione con esperti di farmacoeconomia e market access. È un ruolo di regolatorio in una azienda con Casa Madre in Italia e quindi le è possibile seguire l’intera vita di un farmaco, a partire dalla sua scoperta fino all’arrivo ai pazienti. Inoltre, fa parte dell’Healthcare Businesswomen’s Association (HBA), un’associazione no profit che è stata fondata nel 1977 con la missione di promuovere l’avanzamento delle donne nel settore sanitario in tutto il mondo. 

Abbiamo avuto il piacere di conoscere Annabella Amatulli durante il JobTalk del 23 febbraio 2021, in questa intervista abbiamo voluto approfondire la sua conoscenza e abbiamo ora la possibilità di condividerla con tutti voi.

QUAL È STATO IL SUO PERCORSO FORMATIVO E CHE RUOLO HA AVUTO BICOCCA NEL SUO PERCORSO?

Il mio percorso formativo è iniziato nel lontano 2005 in Statale per conseguire una laurea in Biotecnologie Farmaceutiche. La laurea in Biologia in Bicocca è arrivata l’anno scorso, quindi a carriera professionale già più che avviata. Bicocca mi ha permesso di studiare in qualità di studente lavoratore e di approfondire materie che mi appassionano (ma che tornano utili anche nel mio lavoro). Docenti ottimi e sempre disponibili al confronto mi hanno portato a concludere il percorso di studi con gioia e serenità nonostante i molti sacrifici dovuti all’impegno lavorativo e (nel cercare) un bilanciamento con la vita personale.

COM'È STATO IL SUO PERCORSO PROFESSIONALE? COSA PUÒ DIRCI DEL SUO RUOLO OGGI? ABBIAMO LETTO ESSERE PIUTTOSTO PECULIARE IN QUANTO "IBRIDO".

Il mio percorso professionale è stato formativo e di gavetta. Ho iniziato in ruoli molto junior nel Quality Assurance e nel Quality Control per poi approdare nel Regulatory Affairs Lavoro di cui mi sono innamorata! Per i non addetti ai lavori, il Regulatory Affairs si occupa di portare a registrazione (e quindi a disposizione dei pazienti) i farmaci. Questo vuol dire interagire con i vari ministeri della salute e agenzie regolatorie del mondo (EMA, FDA, AIFA etc...), negoziare con loro da come disegnare gli studi clinici a come poi gestire i farmaci una volta autorizzati per garantire  sempre la disponibilità medicinali di alta qualità, sicuri ed efficaci. È un lavoro che ti dà la possibilità di vedere sia il lato scientifico (dalla molecola in sviluppo) che la parte più orientata al business. Per questo motivo ho continuato a studiare (e penso che continuerò a farlo) per acquisire conoscenze che sono sempre utili per il mio lavoro ma badate bene, non per la crescita all’interno della azienda ma per la mia crescita personale e per poter coprire sempre nel migliore dei modi il mio ruolo è perché no... avere una marcia in più!

ABBIAMO VISTO ANCHE CHE FA PARTE DELL'HEALTHCARE BUSINESSWOMEN'S ASSOCIATION, PUÒ  RACCONTARE BREVEMENTE A NOI E CHI CI LEGGE DI COSA SI TRATTA? CHE RUOLO RICOPRE ALL'INTERNO DELL'ASSOCIAZIONE.

Certamente! Grazie mille per la domanda. HBA è una associazione no profit globale che ha come scopo il raggiungimento della gender parity nelle posizioni di leadership, facilitare il network e condividere best practice per esprimere a pieno il potenziale femminile all’interno delle organizzazioni. In America HBA è ampiamente riconosciuta ed infatti moltissime delle più note aziende farmaceutiche sono corporate sponsor della associazione. In Europa il “viaggio” di HBA è iniziato recentemente ed in Italia abbiamo aperto il primo chapter solo 3 anni fa. Attualmente ricopro il ruolo di Vice President del chapter italiano (Milano) e, insieme ai miei compagni di avventura, stiamo lavorando per accrescere la consapevolezza dei temi sopra citati, per abbattere alcuni bias culturali tipici del nostro paese e per costruire un network che possa essere di valore sia per i nostri associati ma anche per chi gravità intorno al mondo dell’Healthcare.

QUALI SONO LE SFIDE PER IL FUTURO DEL SUO SETTORE?

La pandemia ci sta insegnando molto e abbiamo dovuto adattarci a modelli completamente diversi per poter accorciare i tempi di sviluppo dei farmaci e poter arrivare ad avere soluzioni terapeutiche innovative, sicuri ed efficaci. La sfida per me sarà non perdere le competenze e le conoscenze acquisite in questo ultimo anno per poterle utilizzare anche in altre aree terapeutiche, lavorando con le autorità regolatorie. Non si può più tornare indietro e dobbiamo mantenere quanto di buono è stato fatto nonostante la crisi globale causata dalla pandemia.

UN'ULTIMA DOMANDA, QUANTO È IMPORTANTE, SECONDO LEI, IL RUOLO DEL NETWORKING NELLO SVILUPPO DEL PROPRIO PERCORSO PROFESSIONALE?

Il ruolo del networking è fondamentale - ed è per questo che ho un ruolo attivo nella associazione HBA. Questo lo faccio soprattutto per i giovanissimi che spesso, dopo la laurea, non capiscono bene quali opzioni sono disponibili e quali strade possono perseguire. Ma il network è strategico anche per chi ha una carriera avviata: potersi confrontare con altri professionisti aiuta non solo nello sviluppo professionale ma anche nella gestione della vita quotidiana, senza dimenticare la grande opportunità che il network offre: quella di potersi guardare intorno e vedere come evolve il mondo del lavoro.