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Gli Alumni si raccontano

Laura Puglisi

Career Development Consultant

La parola a Laura Puglisi

27 Febbraio 2020

Laureata in Psicologia delle Organizzazioni, parla correntemente Inglese e Francese.
Approda al mondo dell’Head Hunting nel 2010, iniziando il suo percorso professionale nella Ricerca e Selezione di dirigenti e middle management. In questi anni ha acquisito le basi delle tecniche della selezione, occupandosi anche della gestione dei clienti. Ha curato progetti a livello Italia ed internazionale, per aziende operanti in diversi settori: Finance, Retail, Industrial. Oggi è Career Consultant e si occupa di promuovere lo sviluppo di competenze per la gestione della Carriera. In questa intervista condotta dal nostro socio
Emanuele Ferrari, si rivolge ai giovani, ma anche ai senior con dei consigli preziosi per affrontare i colloqui e il mondo del lavoro.

 

Qual è stato il tuo percorso Bicocca e cosa ti è rimasto?

Mi sono laureata presso la Facoltà di Psicologia: laurea triennale in “Psicologia della comunicazione” e magistrale in “Psicologia delle organizzazioni e dei comportamenti di consumo”. Inoltre ho avuto l’opportunità di fare un’esperienza Erasmus a Parigi in triennale presso la Sorbonne Nouvelle, dove ho studiato comunicazione dei media. In particolare, rispetto ad un percorso come il mio si hanno due sbocchi:

  • Marketing/ricerche di mercato
  • Risorse umane/HR (ambito organizzazioni, recruiting e sviluppo)

Personalmente preferisco il mondo HR, che è/è stato l'ambito dove ho costruito la mia carriera. Infatti, dopo l’università ho intrapreso un percorso in ambito HR e risorse umane. Dalla Bicocca ho imparato la parte di studio delle persone nel contesto lavorativo che è stata importante per una gestione efficace delle relazioni.

Inoltre, l'esperienza in Bicocca mi ha regalato da subito una parte di network di colleghe legate al mondo HR, con cui è stato possibile confrontarsi anche se lavorando con tagli differenti nello stesso ambito.

 

Dunque la tua preparazione universitaria ti ha dato possibilità di imparare skills come la gestione delle relazioni che poi hai applicato durante la tua esperienza lavorativa (a cui magari durante l'università non davi troppa importanza).

Corretto, lo capisci quando sei nel mondo del lavoro. Avendo poi iniziato nel mondo consulenza, dove dal giorno uno mi sono trovata immersa nel mondo aziendale. In particolare, l'analisi critica delle organizzazioni serve da subito, e in questo senso ero avvantaggiata rispetto a chi aveva background diversi.

 

 Chi ha un profilo più tecnico, tende ad assumere che la propria preparazione sia l’unica cosa importante, ma magari servono più soft skills

 Soft skills serviranno sempre, qualunque mestiere si andrà a fare, sia come team member che come team leader. Il ruolo prevede portare a termine compiti operativi e far lavorare bene chi lavora con te. Quindi conoscere le organizzazioni e interfacciarti bene con queste è fondamentale. In università non lo cogli, ma lo si nota meglio dopo.

 

Qual è il tuo lavoro oggi e qual è stato il tuo percorso post universitario?

 

Subito dopo la laurea, ho iniziato in consulenza nel mondo dell'Head Hunting (cacciatori di teste). Prima esperienza in Intermedia Selection (parte del gruppo Key2People). Realtà italiana che si occupa di selezione di profili di middle-top management, ovvero della selezione di professionisti con 5-6 anni di esperienza fino a livello di quadri/dirigenti di prima nomina. Si tratta di una realtà generalista con clienti nei settori più disparati. In particolare, ho lavorato per 10 anni circa nel settore con un focus rispetto a professionisti nel mondo risorse umane, strategy, consulenza mangeriale, Legal, Accounting e Finance: ho cercato tanti CFO, direttori Legali e di Risorse Umane.

Dopo 10 anni di esperienza in questo filone sentivo il desiderio di spostare il focus dalla selezione ad un ramo diverso dell'HR . Da qui mi sono spostata al MIP - la Business School del Politecnico di Milano - all'interno del Career Development Center, grazie a cui sono riuscita a cambiare il focus su attività di sviluppo e formazione. In particolare mi occupo di gestione aule Executive MBA (professionisti con stessa seniority vista prima in consulenza, ma che hanno deciso di conseguire un MBA – Master in Business Administration) e Career Consultant, con attività di consulenza individuale per gestione del proprio sviluppo di carriera.

 

Il valore di queste attività è enorme. Si trovano profili di 35-40 anni di talento che non sanno cosa fare da grande.

Magari sono immersi nella quotidianità, con traguardi interessanti raggiunti durante il proprio percorso, ma che quando si vogliono rimettere in gioco, non sanno dove ripartire. Si sono fatti trascinare da promozioni interne o headhunter con pacchetti retributivi allettanti, ma non hanno mai pensato a come darsi una direzione. Noi non decidiamo per loro. Quello che facciamo per loro è lavorare insieme a livello teorico e pratico al loro sviluppo professionale. Noi agevoliamo il loro percorso, ma sono loro che devono devono dare vita al proprio cambiamento. L'errore di queste persone è non aver cercato di capire subito cosa fare da grande. Prima lo fai, meglio è. A 45 anni non cambi direzione e stravolgi tutto. Hai raggiunto traguardi importanti ma nelle prossime direzioni devi far conto con le risposte che il mercato ti dà. Se un'azienda ti assume come dirigente, ha attese. Se decidi tu quello che vuoi fare e lo fai dall'inizio, puoi raggiungere traguardi più consapevoli e soddisfacenti.

  

Parte del tuo mestiere consiste nell'aiutare persone di talento a inserirsi nel mondo del lavoro. Quali sono le caratteristiche di un colloquio/candidato di successo? 

La vera differenza è l'essere preparati. Non il minimo indispensabile per fare bella figura, ma quando vieni convocato per un colloquio - l'essere preparati e aver studiato che cosa stai andando ad approfondire - aver fame di quella conoscenza per dare l'impressione di poter portare un vero valore aggiunto all'azienda. Nello specifico, per prepararsi ad un colloquio si deve fare i conti con tre ambiti:

  1. Hard skills- competenze tecniche (sono quelle più basate sul background accademico)
  2. Soft Skills - competenze legate all'attitudine della persona
  3. Digital skills

 

Anche la motivazione può fare veramente la differenza. Se non dimostri motivazione reale, fame di voler quel posto, rischi di essere bypassato da un altro candidato, anche con meno punti di voto di laurea. Considera che intraprendere un’esperienza professionale è un investimento sia per te che per l'azienda. Se ti prepari si riduce il rischio per entrambe le parti.  Soprattutto se sei neo-laureato, non dare per scontato che la laurea ti dia accesso immediato a posti con sbocchi naturali.

Cerca di capire cosa le aziende cercano. Loro valutano te, ma anche tu devi valutare l'azienda che stai considerando, pensando da subito la direzione che ti vuoi costruire. Serve capire subito se si tratta del lavoro giusto per te. Dall'altro lato il recruiter nota la differenza tra chi è più preparato e motivato. Sia in colloquio individuale che di gruppo questo emerge. Soprattutto nel colloquio di gruppo emergono le soft skills, avere capacità di lavorare con gli altri, avere un'idea e portarla avanti. Sono basi che il recruiter guarda. Il candidato ideale ha preparazione adeguata con soft e hard skills, con peso 50/50. SI tende a dare la precedenza a chi ha più soft skills valide.

 

 A livello pratico, cosa si può fare per prepararsi in modo adeguato?

 Quando vieni chiamato, le azioni base sono:

  • Ripassare la Job description della posizione per cui ti sei candidato e verrai intervistato, soprattutto per capire cosa non ti è chiaro della posizione lavorativa. È da qui che nascono le vere domande richieste poi dal recruiter nella forma classica "Hai domande?"
  • Rileggere con calma le caratteristiche del profilo ricercato. Capire il tuo posizionamento rispetto ai requisiti richiesti per farti trovare preparato e motivato. In particolare, per tutto ciò che ti rimanda alle soft skills (es. raggiungere target in scadenze prefissate) non basta dire "a me piace lavorare in team". È una mera autodichiarazione. Un'azienda per capire ha bisogno di esempi di situazioni in cui hai davvero lavorato in team (es. progetti e lavori di gruppo). Senza esempi o con l'esempio non corretto, puoi giocarti il colloquio.
  • Sito web aziendale. Ottima fonte per conoscere i numeri dell'azienda e l'ambito di business (es. dimensioni, az. italiana/internazionale, settore ecc.) per avere una chiara fotografia dell'azienda
  • Pagina dei valori aziendali. Le aziende ci credono molto. Soprattutto nei primi anni di esperienza professionali, il match di valori è molto importante. All'inizio è facile farsi abbagliare dal brand, magari hai pure una sana fame/ambizione di iniziare a lavorare, ma se hai possibilità di capire quanto quella cultura aziendale è quella che ti appartiene, potranno esserci più opportunità di avere successo. Per esempio, ci sono realtà come Amazon che gestiscono parte del colloquio includendo i "Leadership Principles" (es. management style, risk analysis)
  • Linkedin. Guardare il background di chi ti ha contattato e di che ti farà il colloquio (es. percorso studi, esperienza ecc.) che può suscitare domande utili in sede di colloquio
  • Intervista: prepararsi a seconda della tipologia di iter selettivo – colloquio individuale o di gruppo; vi sono diversi libri e articoli a cui fare riferimento.

 

 Hai parlato anche di Brand. Se dovessi scegliere, preferiresti il Brand abbagliante o il valore dell'azienda?

 Il valore dell'azienda. Dietro ad ogni brand c'è un modo di lavorare, e dipende dalle funzioni aziendali. Tutte le funzioni di staff (es. strategy, HR) lavorano sui processi e lavorano ad un livello più alto in azienda. Per esempio, se vuoi lavorare in HR per Vodafone puoi spostarti in Barilla senza problema. Invece, se sei legato al prodotto (es. vendita prodotto metalmeccanico) serve aver chiaro in base all'area a cui ti stai proponendo. Per ricapitolare, c'è da capire se preferisci un lavoro di staff o tecnico:

  • Se staff sarai meno tecnico e più trasversale
  • Se tecnico, farà la differenza una preferenza per un settore o l'altro

I valori aziendali guidano poi l'approccio che le aziende hanno. All'inizio il brand abbaglia, soprattutto quello più conosciuto. Ma ci sono aziende italiane con brand meno altisonanti ma con organizzazioni eccellenti all'interno. È bene non dare per scontato che se il brand è importante allora imparerò di più. Serve una valutazione tua in base a quello che tu vuoi fare e se trovi il tuo ambiente. Se brand migliore ma non ti ritrovi nella cultura aziendale, si scappa dopo 3 mesi. Per chi ha un background tecnico/scientifico, conviene prepararsi su punti più soft. Anche se uno stage, in profili molto tecnici, l'ideale non è ragionare sull'urgenza di trovare uno stage - più sei tecnico più hai possibilità di essere scelto. Valuta se hai colmato la vacancy del momento o c'è un vero un vero percorso di crescita. Se ti prepari, instauri subito la relazione giusta per pensare già a post stage. Non programmare la carriera a 10 anni, ma impostala nel breve medio periodo. Non dire, faccio lo stage e poi ci penso. Pensa un minimo, se no è un continuo rimandare.

All'inizio puoi rischiare, ma se governi la scelta sarai più consapevole del tuo futuro. Due approcci:

  • Metodo passivo: ti fai traghettare per la tua appetibilità
  • Metodo attivo: provare a scegliere tu quale può essere la tua direzione giusta per te

Il continuare a dire poi "ci penso", e a già due anni di esperienza hai di fianco a te gente che ha gestito la carriera in modo più ponderato… le selezioni si vincono sulle sfumature. Anche la scelta di fare l'erasmus, non è solo linea di curriculum ma anche grande esperienza che ti porti a casa. Ti aiuta ad uscire dalla zona di confort e porta a pensare che è una persona indipendente. Interessa sì l'esperienza ma soprattutto l'approccio. In questo ambito includiamo anche sport e volontariato e tutto ciò che permette di conoscerti meglio. Piacciono soprattutto persone con vivacità intellettuale su cui si può disegnare un percorso. Ad esempio, la pallavolo rappresenta disciplina, focus sugli obiettivi, lavoro di squadra e sana competitività. La differenza di chi fa sport di squadra si vede.

 

Che consigli vuoi lasciare a giovani universitario laureati alla ricerca del loro primo lavoro? 

 Fermarsi e ragionare sempre sui passi professionali che si vogliono intraprendere. Hai tutto il diritto di collezionare esperienze e sbagliare. Ma ragiona su cosa ti piace, invece che farsi traghettare dalle cose, per capire dove funzioni meglio e costruirti un percorso soddisfacente più adatto a te. I primi anni di esperienza professionale è quella in cui devi immagazzinare più informazioni possibile, è anche più operativa. È difficile perché devi imparare a gestirti. Però, dietro serve sempre consapevolezza. Bisogna chiedersi: Sto imparando? Porto valore aggiunto? Se le risposte non sono positive, serve cambiare, ma non cambiare "solo" se non ti trovi. Un conto è se la cultura e il lavoro non ti piacciono, ma devi chiederti cosa non funziona e cosa puoi fare tu. Il posto perfetto non esiste. Invece di dare colpa agli altri, bisogna capire cosa posso fare io per migliorare la mia situazione e prendersi fin da subito le proprie responsabilità. O cambi o trovi il modo per affrontarla.

 

Quali sono le caratteristiche importanti per affrontare il mondo del lavoro oggi? 

 Bisogna tenere conto dei macro-trend principali che guidano le aziende:

  • Digitalizzazione
  • Sostenibilità
  • Internazionalizzazione

In più mondo del lavoro è cambiato tantissimo. Serve:

  • Avere un grande livello di adattabilità. Non avrai più un ruolo fisso per anni. I ruoli cambiano in continuazione. Rimani sotto la stessa area ma i ruoli cambiano. Bisogna abituarsi ad un mercato volatile, incerto e che cambia alla velocità della luce
  • Porsi come agente di cambiamento. Abituarsi al cambiamento dei processi delle aziende, e dunque promuovere il cambiamento e non farsi intimorire
  • Formazione continua. L'università è un traguardo eccellente, ma conviene investire in formazione continua (Es. corso online, libri) perché il mondo va tanto veloce che non ci si può permettere di rimanere indietro
  • Networking. Tenere legami saldi perché più si cresce professionalmente, più saranno il tuo tesoretto. Contatti non solo quando servono per cercare un nuovo lavoro, ma anche per avere punti di riferimento con cui scambiare esperienze. Più tardi cominci più sarà difficile iniziare