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Paola Alberti

Paola Alberti si è laureata in medicina e chirurgia presso UNIMIB e successivamente ha conseguito la specializzazione in neurologia ed il dottorato in neuroscienze presso il nostro Ateneo

Intervista a Paola Alberti

15 Febbraio 2021

La dr.ssa Paola Alberti si è laureata in medicina e chirurgia presso UNIMIB e successivamente ha conseguito la specializzazione in neurologia ed il dottorato in neuroscienze presso il nostro Ateneo. Attualmente è assegnista di ricerca tipo A2 sempre presso il nostro Ateneo. Sin da studente si è occupata di ricerca. Il suo ambito di interesse è la neurotossicità periferica da chemioterapici; conduce studi sia clinici, sia preclinici in questo ambito.

 

1. Raccontaci brevemente del tuo percorso formativo e lavorativo.

 

Qui in UNIMIB ho iniziato il percorso universitario nel 2004 come studente in Medicina e Chirurgia. La tesi di laurea mi ha permesso di avvicinarmi alla tematica di ricerca di cui attualmente ancora mi occupo, ovvero la neurotossicità periferica da chemioterapici, definita dall'acronimo in Inglese CIPN (Scopus preview - Alberti, Paola - Author details - Scopus). Durante il percorso di tesi ho capito che mi sarebbe piaciuto occuparmi di Ricerca. Poiché in UNIMIB sapevo che avrei potuto raggiungere i miei obiettivi formativi ho deciso di conseguire sempre nel nostro Ateneo prima la specializzazione in Neurologia (2016) e, successivamente, il dottorato in Neuroscienze (2019). Durante il dottorato ho trasferito i miei interessi dalla ricerca puramente clinica ad una traslazionale. In particolare, in laboratorio mi occupo di investigare i meccanismi di danno al nervo periferico da parte dei chemioterapici nei modelli murini, con l'utilizzo di tecniche neurofisiologiche e morfologiche. Al momento mi occupo di un progetto che investiga la patogenesi della neurotossicità correlata ad Oxaliplatino, farmaco chiave per il trattamento del tumore del colon-retto (supervisor Prof. Cavaletti).

Nel contempo non ho smesso di occuparmi di clinica e ricerca clinica. Sono la responsabile dal 2016 di un ambulatorio dedicato ai pazienti affetti da CIPN presso l'Ospedale San Gerardo di Monza; inoltre, al momento sono PI dello studio ICAVS (International CIPN Assessment and Validation Study - Full Text View - ClinicalTrials.gov) che si sta svolgendo in una trentina di paesi che comprendono Canada, US, Sud America, Europa, Africa, Sud-est asiatico, Australia: l'obiettivo è dirimere alcuni aspetti clinimetrici relativi alla CIPN e valutare appropriati biomarcatori. 

Dal 2016 sono coinvolta in corsi per l'insegnamento di anatomia umana presso UNIMIB. 

In questi anni ho avuto la fortuna di entrare a contatto con professionisti dalle competenze variegate permettendomi una crescita personale e professionale continua, cosa di cui sono estremamente grata. 


2. Lo scorso dicembre il tuo progetto è stato uno dei progetti selezionati per Bicocca Starting Grant, ci racconti com'è andata e in cosa consiste il tuo progetto?

 

Il progetto per cui UNIMIB ha finanziato me e la collega assegnista Elena Lucchese (Dipartimento di Economia) è volto ad indagare l'impatto economico che la CIPN ha sui pazienti che ne soffrono. Questo effetto collaterale delle chemioterapie causa dolore a mani e piedi e perdita di sensibilità nelle medesime zone. La ridotta sensibilità alle mani permette di manipolare con difficoltà gli oggetti, così come la ridotta sensibilità ai piedi rende precario l'equilibrio. Questo ha dei chiari effetti sulla qualità di vita da un lato, ma anche sulla realtà socio-economica del singolo paziente. Provate a pensare cosa accadrebbe ad una persona che sia un/a violinista, un/a chirurgo o un/a orafo. Al momento non è noto quale sia l'entità della modificazione delle condizioni socio-economiche del singolo paziente. Per questo motivo estrapoleremo dei dati preesistenti da un database di regione Lombardia e valuteremo dei dati socio-economici raccolti ad hoc su una popolazione di pazienti che afferisce al mio ambulatorio. Per me che mi occupo di questi pazienti da quando ero studentessa in Medicina e Chirurgia è diventata una vera e propria missione poter dare il mio contributo per fare qualcosa per loro, dato che al momento non esiste un valido trattamento per questa condizione.


3. Come vivi il tuo essere Alumna? Quali sono i valori e le esperienze che ancora oggi porti nel tuo percorso lavorativo?

 

Sono davvero affezionata ad UNIMIB e fiera di esserne Alumna. Come si può intuire dal mio percorso, ho grande fiducia nelle possibilità che UNIMIB può fornire, tanto è vero che ho deciso di completare l'intero ciclo formativo presso il nostro Ateneo, pur con dei periodi all'estero, ed ancora oggi sono qui non più in veste da studente. UNIMIB è una realtà a misura di persona che permette comunque di confrontarsi con solidi gruppi multidisciplinari. Lavoro a Monza presso l'edificio U8 che si trova dall'altra parte del cortile rispetto l'Ospedale San Gerardo ove mi prendo cura dei miei pazienti. Nel laboratorio in cui lavoro, diretto dal Prof. Cavaletti (Experimental Neurology Unit – Department of Surgery and Translational Medicine – University of Milano-Bicocca (unimib.it)), posso contare sulla collaborazione di un team multidisciplinare che può investigare la CIPN sia in vitro, sia in vivo. È rarissimo, e questo è un esempio dell'eccellenza di UNIMIB, poter avere nello stesso luogo la possibilità di investigare una patologia partendo dalle cellule, passando ai modelli in vivo, per arrivare al trial clinico. Questo consente a me come medico di lavorare sperando di trovare una risposta ai bisogni assistenziali dei miei pazienti. È molto stimolante ed entusiasmante. L'ambiente dinamico e poliedrico di UNIMIB mi ha insegnato i capisaldi della ricerca clinica e preclinica e di questo sarò sempre grata.


4. Cosa consigli ai giovani che vogliono lavorare nel settore della Ricerca?

 

Sicuramente ci vuole passione, dedizione, costanza e voglia di mettersi in gioco. Non si smette mai di imparare. Non è una scelta facile. Un percorso lavorativo nel settore Ricerca è spesso poco stabile e con livelli stipendiali piuttosto bassi (specie se paragonati con l'estero). Ma se davvero il desiderio di fare Ricerca è forte, il mio consiglio è trovare un mentore che possa aiutare nel proprio percorso. Importantissime solo le relazioni umane e le persone che ci seguono e guidano per imparare a fare Ricerca. Ed una volta imparato e raggiunta la maturità scientifica si potrà allora creare un proprio gruppo ed a propria volta formare i futuri giovani desiderosi di contribuire agli avanzamenti del progresso scientifico. 

 

5. Quanto è stato ed è importante il networking per il tuo percorso?

 

Fondamentale. Ho avuto la fortuna di lavorare sin dalla tesi di laurea in Medicina ad uno studio multicentrico internazionale. Il mio supervisore, il Prof. Cavaletti, mi ha permesso di partecipare attivamente a meeting e congressi nazionali ed internazionali consentendomi di confrontarmi con esperti del settore. Inoltre, mi ha dato un eccellente esempio di come costruire networking e da qualche anno ho iniziato a crearmi delle connessioni autonomamente, partecipando attivamente alle attività di alcune società scientifiche (ASNP, PNS, SIN). In particolare, nel contesto di SIN ho fatto parte del board "SIN giovani" quando ero specializzanda/dottoranda. E' stata una esperienza meravigliosa. Non tanto l'essere membro del board ma l'aver avuto la possibilità di far parte della creazione di un vero e proprio networking che ora permette ai giovani neurologi di essere e rimanere in contatto via mailing list, congressi dedicati ai giovani. pagine social, gruppo WhatsApp e sito web dedicato (NeuroMag – web magazine dei giovani neurologi SIN). Ho conosciuto tanti colleghi veramente validi con cui è stato possibile costruire un rapporto personale e professionale. Questo penso sia la strategia migliore per crescere come ricercatori e per far crescere la ricerca.