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Elisa Terenghi

Elisa Terenghi: dalla fisica del clima alla consulenza per la sostenibilità ambientale

29 Luglio 2026

INTERVISTA PER L'INIZIATIVA  "CHE GENERE DI LAVORO FAI?" ORGANIZZATA IN COLLABORAZIONE CON BICOCCA JOB PLACEMENT

Elisa Terenghi ha iniziato il suo percorso universitario in Bicocca con una laurea triennale in Fisica, spinta dall’interesse per i fenomeni naturali e per il cambiamento climatico. Dopo la magistrale in Fisica del Sistema Terra all’Università di Bologna, ha iniziato la sua carriera come scienziata del clima e meteorologa, per poi orientarsi verso la consulenza aziendale sui temi della sostenibilità. Oggi è Manager in ERM, società di consulenza specializzata in sostenibilità e ambiente.

Abbiamo intervistato Elisa Terenghi, Alumna Bicocca, per farci raccontare il suo percorso dalla fisica alla sostenibilità aziendale, il ruolo delle competenze scientifiche nel mondo della consulenza e le sfide ancora presenti per le donne nei settori scientifici e ambientali.

Chi sei e quale ruolo ricopri?

Sono Elisa Terenghi e sono Manager presso ERM, una società di consulenza specializzata in sostenibilità e ambiente.

ERM è una delle principali realtà a livello mondiale in questo ambito e supporta le aziende nell’affrontare le sfide legate alla sostenibilità ambientale, alla gestione dei rischi climatici e alla transizione verso modelli di business più responsabili.

Qual è stato il tuo percorso di studi in Bicocca?

Il mio percorso in Bicocca è iniziato con la laurea triennale in Fisica. Ho scelto questa facoltà perché ero affascinata dalla materia e, in particolare, dai fenomeni naturali: quella fisica che si può osservare, vedere e, in qualche modo, toccare con mano.

Fin dall’inizio avevo già in mente di proseguire verso la fisica del clima. Il cambiamento climatico mi interessava molto perché è un tema con implicazioni sistemiche e rilevanti per l’intera specie umana. Sentivo che potesse diventare un punto centrale della mia missione professionale.

Dopo la triennale in Bicocca ho scelto di cambiare università e mi sono trasferita all’Università di Bologna per frequentare una laurea specialistica in Fisica del Sistema Terra, con un focus specifico sulla fisica del clima. Era un percorso abbastanza raro da trovare e per questo ho deciso di spostarmi.

Raccontaci meglio di cosa ti occupi e come sei arrivata all’attuale professione

Il mio percorso professionale si è sviluppato per tappe. Dopo gli studi in Fisica e in Fisica del Sistema Terra, ho iniziato seguendo quello che era il proseguimento più naturale del mio percorso: ho lavorato prima come scienziata del clima e poi come meteorologa.

Successivamente ho cambiato in modo significativo la direzione della mia carriera, spostandosi verso la consulenza aziendale sui temi della sostenibilità. È stato un passaggio importante, perché sono passata da un lavoro molto tecnico e individuale a un’attività più orientata al lavoro di gruppo, al rapporto con il cliente e all’analisi non solo quantitativa, ma anche qualitativa.

La motivazione principale che mi ha guidata in questo cambiamento è stata la volontà di avere un impatto concreto sui temi della sostenibilità ambientale e del cambiamento climatico. A un certo punto ho capito che, più dello studio del fenomeno climatico, ormai ampiamente conosciuto, mi interessava lavorare direttamente con le aziende per contribuire alla riduzione delle emissioni climalteranti e all’integrazione della sostenibilità nei processi decisionali.

Oggi, nel mio ruolo, supporto le organizzazioni nel comprendere e gestire le proprie sfide ambientali, aiutandole ad applicare la sostenibilità nella pratica e a tradurre obiettivi complessi in azioni concrete.

Quali sono le sfide per una donna nel tuo settore?

Le sfide cambiano a seconda del settore di riferimento. Posso parlare sia del mondo della scienza e della meteorologia, sia di quello della consulenza sulla sostenibilità.

Nel mio percorso scientifico, la presenza femminile era già ridotta. La laurea magistrale che ho frequentato era molto piccola: eravamo circa quindici persone, di cui solo due donne. Questo dato rende evidente quanto, in alcuni ambiti scientifici, le donne siano ancora sottorappresentate.

Nel mondo della meteorologia esiste una sfida particolarmente tangibile: per le meteorologhe è spesso più difficile essere riconosciute come esperte del tema. Pesa ancora lo stereotipo del meteorologo uomo, esperto, in giacca e cravatta, contrapposto alla figura femminile spesso associata alla semplice presentazione del meteo e non necessariamente alla competenza scientifica. È uno stereotipo ancora presente e limita il riconoscimento professionale delle donne in questo ambito.

Anche nel mondo della consulenza la disparità è evidente. Nelle società specializzate in sostenibilità, le posizioni apicali sono ancora spesso occupate da uomini. In base alla mia esperienza, le figure dirigenziali sono in larga parte maschili, e questo rende più difficile per una donna accedere a ruoli di vertice e posizionarsi con autorevolezza.

Una nota positiva riguarda invece il mondo aziendale: tra le figure che si occupano di sostenibilità all’interno delle imprese, si trovano spesso donne anche in posizioni apicali, come Head of Sustainability o Chief Sustainability Officer. Questo può essere letto come un segnale di cambiamento, anche se va considerato che, soprattutto in passato, la sostenibilità è stata talvolta percepita come una funzione meno centrale nel funzionamento dell’azienda. Proprio per questo, forse, le donne hanno avuto maggiori possibilità di crescere in questo settore.

Nel complesso, la disparità di genere resta un tema presente in quasi tutti gli ambiti che ho attraversato, dalla scienza alla meteorologia, fino alla consulenza.

Quale consiglio daresti alle giovani e ai giovani che vogliono iniziare una carriera in questo settore?

A chi vuole intraprendere una carriera nella sostenibilità consiglierei innanzitutto di specializzarsi, anche attraverso un master dedicato, eventualmente di breve durata.

Il consiglio più importante, però, è conoscere l’azienda nel suo complesso. Per applicare davvero la sostenibilità nella pratica non basta conoscere il tema in modo teorico: è necessario comprendere come funziona un’organizzazione, quali sono le sue funzioni principali e in che modo prendono forma i processi decisionali.

È utile conoscere aree come procurement, operations, finance o product design, perché la sostenibilità si intreccia con tutte queste dimensioni. Il procurement, ad esempio, è fondamentale perché molte scelte ambientali dipendono da ciò che l’azienda acquista e dall’impatto a monte della catena del valore. Allo stesso modo, chi lavora sul design di prodotto può incidere sull’impatto ambientale nella fase d’uso del prodotto stesso.

Comprendere il funzionamento dell’azienda e del settore in cui si opera permette di applicare la sostenibilità in modo concreto, non astratto.

Inoltre, il mercato del lavoro legato alla sostenibilità dipende molto anche dal contesto geopolitico. Per questo motivo, avere competenze sul core business dell’azienda può rendere il proprio profilo più solido e più protetto rispetto ai cambiamenti del mercato.

Nel complesso consiglierei di partire da una laurea triennale e magistrale specialistica in ambiti economico-finanziari, tecnici o industriali, come ad esempio le diverse ingegnerie, e poi proseguire con un master post-universitario dedicato alla sostenibilità. Può trattarsi anche di un master breve, da frequentare durante il percorso lavorativo.

L’obiettivo è costruire un bagaglio di competenze ampio, capace di unire conoscenze industriali, finanziarie e tecniche con una preparazione specifica sui temi della sostenibilità nel settore scelto.