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Nadia Casatta

Con una laurea e un dottorato di ricerca in biotecnologie industriali presso l’Università di Milano Bicocca. Ha lavorato come ricercatrice presso il CNR, l’Istituto di Ricerca sulle Acque del Centro Nazionale delle Ricerche. Nel 2018 inizia lavoro presso il Diapath SpA., azienda in cui ad oggi ricopre il ruolo di ricercatrice nel team dell’Innovation Department.

Nadia Casatta un percorso di ricerca tra università e azienda

17 Maggio 2023

Abbiamo intervistato Nadia Casatta, che ha ottenuto una laurea ed un dottorato di ricerca in biotecnologie industriali presso l’Università di Milano - Bicocca e ha perseguito la propria carriera di ricercatrice presso il CNR, l’Istituto di Ricerca sulle Acque del Centro Nazionale delle Ricerche. Nel 2018 inizia il suo lavoro presso il Diapath S.p.A., azienda in cui ad oggi ricopre il ruolo di ricercatrice nel team dell’Innovation Department.

 

Com’è stato il tuo percorso presso l'Università degli studi di MilanoBicocca?

 

Mi sono iscritta a biotecnologie in triennale, ho proseguito con la specialistica in biotecnologie industriali con tesi all'estero e ho concluso con il dottorato in biotecnologie industriali. Il percorso in Bicocca, è stato un buon percorso, caratterizzato da un’ottima formazione e mi ha fornito le basi per poi affrontare il mio percorso lavorativo successivo. Tutto il mio percorso, dalla tesi triennale e specialistica al dottorato di ricerca, sono stati centrati sull’applicazione di metodiche di biologia molecolare nel lievito, come organismo modello per lo studio dei meccanismi metabolici e dell’invecchiamento.
 

 

Con la fine del dottorato, siamo arrivati alla fine dei tuoi studi e cosa è successo dopo, quale stato il tuo percorso post dottorato?

 

Dopo il dottorato ho fatto un po' di anni come ricercatrice post doc presso l’Istituto di Ricerca sulle Acque del Centro Nazionale delle Ricerche (IRSA-CNR), dove la mia esperienza da biologa molecolare ha trovato applicazione sulla valutazione degli effetti di agenti inquinanti sugli organismi acquatici. Il periodo di ricerca è stato molto interessante e stimolante perché in realtà ero l'unica biologa molecolare nel team, mentre durante gli anni universitari ero parte di un gruppo che di base era incentrato sulle applicazioni di biologia molecolare. L’esperienza presso il CNR è stata molto interessante perché ero inserita in un team multidisciplinare, in cui ogni membro portava ed integrava le proprie competenze specifiche all’interno dei progetti affrontati.


Sono rimasta al CNR fino al 2018, anno in cui ho iniziato a lavorare presso Diapath S.p.A., azienda in cui ad oggi ricopro il ruolo di ricercatrice nel team dell’Innovation Department. L’azienda è una PMI con sede in provincia di Bergamo che si occupa di strumenti e reagenti per l’Anatomia Patologica e segue l’intero sviluppo dei propri progetti innovativi, partendo dall’idea e arrivando fino all’immissione sul mercato. Il team in cui sono inserita lavora per portare i progetti fino a un livello di maturità tecnologica di 3-4 (Technology Readiness Level TRL).  Una volta arrivati al “proof of concept” in azienda, il reparto di sviluppo si occupa appunto di seguire questi progetti fino all’immissione sul mercato.  Io mi occupo quindi della fase TRL0-3 dei progetti, oltre che della parte di protezione della proprietà intellettuale e brevettuale, sempre molto interessante.

 

 

Mi puoi dire qualcosa sulla ricerca in azienda, visto che hai provato entrambe le realtà?

 

In azienda c’è una maggiore attenzione al fatto che la ricerca porti a un prodotto da sviluppare, mentre nella ricerca universitaria non hai una progettualità così diretta al mercato. Io mi trovo in una realtà probabilmente non molto comune, ovvero una PMI con molti progetti di ricerca e innovazione in corso. Sono contenta del dinamismo che riscontro in azienda, e sono stata fortunata ad inserirmi in questa nuova realtà nonostante la mia preoccupazione iniziale di lasciare il CNR e quindi, credevo erroneamente, la ricerca. Invece, visti i progetti in collaborazione con diverse realtà importanti che sto ad oggi seguendo, sono complessivamente molto soddisfatta della mia esperienza di ricerca in azienda.
 

 

Secondo te è difficile fare ricerca in azienda in Italia?

 

Ho interazioni con diverse aziende e in diverse realtà c’è una propensione a fare ricerca, certo in maniera più o meno approfondita a seconda delle diverse realtà, sono quindi positiva riguardo a questo sviluppo. Anche se capisco che per un’azienda investire in ricerca, a livello economico, non è una scelta facile.
Dal mio punto di vista c’è una buona propensione all’ “open innovation”, ovvero alla collaborazione tra settori differenti che trovano punti di incontro per avviare progetti utili.
Anche noi ci muoviamo in questo modo, ma è sempre più diffuso.