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L’impatto dell’industria chimica nell’economia

3 Marzo 2026 15:21

di Roberto Colombo

 

Gli ingredienti, anzi, sarebbe meglio dire ‘i reagenti’ - vista la cornice-, c’erano tutti. Un’aula dell’Università degli Studi di Milano-Biocca, un pool di esperti di Scienza dei Materiali con un passato legato all’università, la Direttrice Centro Studi e Internazionalizzazione di Federchimica, e un host in grado di dare interessanti spunti sul fronte economico. E poi c’era il pubblico: un interessante mix di studenti, ex-alunni, professori in attività e in pensione.

 

L’incontro "L’impatto dell’industria chimica nell’economia", tenutosi il 25 febbraio scorso organizzato da BicoccaAlumni in collaborazione col Dipartimento di Scienza dei Materiali dell'Università degli Studi di Milano-Bicocca e patrocinato da Federchimica e Fondazione Bicocca, è stato un successo e ha permesso di guardare questo settore da un nuovo punto di vista.

 

 

Il punto di partenza è stato subito messo bene in chiaro da Juliette Vitaloni che è Direttrice Centro Studi e Internazionalizzazione Federchimica, la Federazione nazionale dell'industria chimica: la chimica, sebbene spesso in un modo nascosto e operando dietro le quinte, ha a che fare che quasi tutto nella nostra vita quotidiana. A pensarci bene è scontato: detergenti, contenitori, additivi alimentari, ma anche i chip dello smartphone o del PC da cui state leggendo questo articolo. Tutti hanno avuto a che fare con la chimica.

 

Quello che è meno scontato e meno visibile è l’impatto che questa industria ha sull’economia italiana. La presentazione di Juliette Vitaloni ha aiutato i presenti proprio a inserire il tema della serata in questo quadro di riferimento, con dei dati molto interessanti. A partire dal numero di addetti, che negli ultimi anni è in crescita, con il dato degli occupati nei reparti di Ricerca&Sviluppo, il cui aumento è indice di un settore vivace, che investe e che è in grado di creare valore. Diversi passaggi della presentazione hanno catalizzato l’attenzione degli studenti presenti, che si trovano in quella fase in cui accanto al percorso di studi e necessario cominciare a pensare anche al proprio futuro lavorativo. Uno su tutti: il settore della chimica è oggi molto sicuro, tanto che i dati sugli infortuni sul lavoro dicono che l'incidenza è largamente inferiore alla media manifatturiera e, in molti casi, riguardano ormai il tragitto casa-lavoro piuttosto che il vero e proprio orario lavorativo.

 

 

La fotografia delle principali aziende chimiche a capitale italiano ha lasciato molti dei presenti stupiti, sia per i nomi presenti in lista, sia per il volume di fatturato generato. Alcuni nomi sono conosciuti anche dal grande pubblico, ma anche tra quelli che operano dietro le quinte troviamo aziende in grado di essere player di primo piano in molti settori industriali mondiali. Proprio utilizzando le parole del fondatore di una delle aziende chimiche più famose d’Italia (in cima alla classifica per fatturato) – la Mapei – l’esperta di Federchimica ha messo in luce uno degli aspetti che da sempre contraddistingue l’industria chimica italiana. In un Paese povero di materie prime e risorse primarie, la creatività è sempre stata il motore delle nostre aziende chimiche, tanto da far dire a Giorgio Squinzi che "La materia prima più importante è quella grigia che sta nella mente dei nostri collaboratori".

 

La presentazione della Dott.ssa Vitaloni ha dato l’assist all’host per introdurre gli ex-alunni sul palco: oggi l’industria chimica è in grado di essere il motore dell’innovazione di molti altri settori, a partire da quelli legati all’economia circolare, alla sostenibilità e alle energie rinnovabili. A tenere il filo conduttore della serata c’era, infatti, Giacomo Di Foggia, ricercatore presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, dove insegna Green Economy, Finanza Pubblica e Microeconomia. La sua esperienza nella ricerca e didattica nei campi dell’economia, della sostenibilità e della regolazione dei servizi pubblici, ha dato alcune importanti chiavi di lettura e tradotto l’impatto della chimica anche in indicatori economici, prima di dare il La agli interventi degli ex-alunni.

 

Patrizia Capogreco ha portato la sua esperienza di Technical Leader in 3M, dove coordina team tecnici e di Ricerca e Sviluppo in diversi Paesi, guidando attività complesse e progetti strategici a livello internazionale. Patrizia ha dato il punto di vista di una storica azienda statunitense nata in Minnesota nel 1902. Tutti la conosciamo per prodotti come lo Scotch e i Post-it, basati sulle proprietà degli adesivi, che sono state anche alla base dei primi successi dell’azienda, legati alla produzione di carta abrasiva con corindone. Una curiosità le 3 ‘M’ sono quelle della prima denominazione dell’azienda: “Minnesota Mining and Manufacturing”. Un’azienda Made in USA che ha trovato terreno fertile in Italia, tanto da aprire nei dintorni di Milano uno dei suoi Innovation Center.

 

Pirelli invece è legata a doppio filo con l’Università degli Studi di Milano-Bicocca: i suoi edifici sono stati costruiti laddove fino agli anni ’80 si trovava un grande complesso industriale del più famoso produttore italiano di pneumatici. Nel suo intervento Antonio Susanna, che attualmente opera nell’area Open Innovation di Pirelli, ha raccontato come il legame dell’azienda con la Bicocca sia ancora solido. Soffermandosi molto sul rapporto tra creatività italiana e chimica, nel suo intervento ha ricordando esempi di grandi aziende capaci di dare nuovo significato a un prodotto tramite la ricerca, l’innovazione aperta e la comunicazione. Emblematica, in questo senso, la celebre pubblicità con Carl Lewis in tacchi a spillo e il motto “La potenza è nulla senza il controllo”, divenuta una metafora di un modello di sviluppo.”

 

Anche l’intervento di Claudio Pirovano, manager Raw Materials Innovation di Intercos, ha messo l’accento sulla creatività, dal punto di vista di un’azienda chimica che opera nel settore B2B. Le ‘invenzioni’ di Intercos rappresentano il motore di competitività per i suoi clienti, che sono poi i marchi che commercializzano i prodotti finali, che devono essere in grado di intercettare i trend del mercato e le aspettative dei consumatori. Di essi pochissimi si saranno accorti che buona parte dei prodotti di base dei cosmetici che utilizzano sono cambiati negli anni. Le regole sulla sostenibilità hanno dato grande impulso alla ricerca e sviluppo, per poter continuare a fornire prodotti con prestazioni uguali – o migliori – rispetto al passato, ma con formulazioni più sostenibili.

 

 

Il tema delle regolamentazioni green è stato sollevato anche da alcune domande del pubblico, che si è dimostrato attivo e competente. Tutti gli attori della tavola rotonda hanno messo in evidenza come l’Unione Europea guidi il gruppo sui temi della sostenibilità. Se da un lato questo a volte mette in difficoltà le aziende europee, che si trovano a sottostare a regole in materia ambientale molto più rigide della concorrenza che produce nel resto del mondo, con importanti impatti sul fronte dei costi operativi, dall’altro i consumatori stessi sono sempre più consapevoli del tema e gli investimenti in ricerca e sviluppo in ambito green possono rappresentare un punto di forza per le nostre aziende.

 

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